ChiantiBanca, 16 soci contro il presidente.

MAURIZIO BOLOGNI
«POCA trasparenza. Dipendenti sanzionati, licenziati e usati come capro espiatorio per colpe di altri. Scelte che rischiano di essere orientate da interessi di parte invece che della banca». È durissima la lettera che sedici soci di ChiantiBanca inviano al presidente dell’istituto, Cristiano Iacopozzi, per criticare i primi quattro mesi di gestione del nuovo cda. È una lettera che, in vista di scelte decisive, torna a polarizzare lo scontro tra chi vuole confermata la scelta di aderire alla Holding trentina di Cassa Centrale Banca (i sedici firmatari della lettera) e chi vorrebbe rovesciare questo orientamento per accasarsi presso la Holding romana di Iccrea (i nove soci che hanno impugnato la delibera d’assemblea del 14 maggio scorso).
Secondo i soci che scrivono a Iacopozzi, «una eventuale scelta verso Roma favorirebbe soprattutto le altre Bcc toscane di Federcasse che avrebbero un concorrente in meno sul territorio e la Federazione toscana delle Bcc che continuerebbe a beneficiare della cospicua quota associativa a suo favore. Non sarebbe tuttavia — prosegue la lettera — una scelta oculata, attenta, scrupolosa, basata su elementi “imprenditoriali” ma piuttosto su valutazioni esclusivamente politiche e di opportunità per gli stessi soggetti di sempre, ignorando completamente gli interessi legittimi dei dipendenti, delle comunità e del territorio. Noi vogliamo una banca forte, vicina ai bisogni dei soci, del tessuto economico, dei lavoratori, presente in Toscana all’interno di un gruppo solido ed efficiente come quello Trentino. Abbiamo il ragionevole dubbio che le scelte del cda siano influenzate più dalla salvaguardia di interessi di parte che di quelli della banca».
Quanto alla mancata trasparenza e ai provvedimenti presi contro alcuni addetti, «abbiamo appreso dai giornali — si legge nella lettera dei sedici soci — delle sanzioni a carico di alcuni dipendenti ed in particolare il licenziamento di due di questi. Decisione di estrema gravità e senza precedenti per la nostra banca cooperativa, dove i dipendenti dovrebbero essere difesi, piuttosto che usati come capro espiatorio per colpe di altri (il riferimento è agli amministratori e al direttore generale che si dimisero a marzo in conseguenza della contestazioni di Bankitalia su una gran mole di credito deteriorato, ostacolo alla vigilanza e un caso di falso in bilancio.
Fonte: La Repubblica, www.repubblica.it/