IL SÌ DELL’ AULA DESTINATO A PRODURRE ALTRI VELENI.

di Massimo Franco

La chiamata al referendum per abrogare l’Italicum va considerata come una reazione a caldo dopo la sconfitta delle opposizioni in Parlamento: nulla di più. È improbabile che abbia un seguito, perché un’adunata trasversale di FI, Lega, Sel, M5S per opporsi alla riforma elettorale, politicamente sarebbe un regalo a Matteo Renzi: tanto che il movimento di Beppe Grillo si è già sfilato. Ma l’evocazione del referendum lascia filtrare e rivela l’incattivimento dei rapporti dentro e tra i partiti; e la volontà di «vendicare» a ogni costo la forzatura del premier e del Pd alla Camera.
Renzi sente questa atmosfera vagamente ostile. Gliel’hanno fatta captare più i cortei di ieri contro la sua riforma della scuola, che non le minoranze parlamentari. La sua strategia, comunque, non cambierà. Rivendicare un percorso senza cedere «di un millimetro», conferma una sfida che non prevede ripensamenti né requie. E forse corrisponde anche alla psicologia di un leader che ha un enorme bisogno di avere o creare avversari. D’altronde, ora che l’Italicum è legge Renzi si sente più forte, per quanto le urne politiche siano lontane: almeno stando ai patti sottoscritti.
Sarà necessario un miracolo perché il centrodestra torni a vincere, accusa il governatore leghista della Lombardia, Roberto Maroni, rivolto a FI, in preda ad un nervosismo palpabile. La componente che fa capo a Denis Verdini, il più «renziano» dei berlusconiani, sta pensando di votare le riforme del governo: una notizia provvidenziale per Palazzo Chigi, che dopo l’estate dovrà fare i conti con un Senato dove non ha gli stessi numeri di Montecitorio; e dove le spinte a non archiviare il bicameralismo possono crescere.
In più, a giustificare una tensione che dalle aule parlamentari si propaga e riflette a livello locale c’è il voto regionale di fine maggio. Gli attacchi al governo e la dura replica renziana sono pezzi di una campagna elettorale nella quale tutti i leader cercano di tenere uniti partiti frantumati. In questa fase di passaggio molte delle forze appaiono tentate e a volte conquistate da istinti centrifughi. In più, c’è la quasi certezza che l’esito avrà un peso nazionale. E radicalizzerà le posizioni.
Il «sì» all’Italicum ha esacerbato ulteriormente gli animi nel Pd, che aspetta di vedere come finirà per continuare la sua resa dei conti, vinta per ora dal presidente del Consiglio. Le crepe di una minoranza divisa tra conati scissionistici e resistenza a oltranza saranno influenzati dal voto di maggio. Ma sarebbe ingenuo pensare che i veleni, dopo, diminuiranno. Le stime europee accreditano una lieve ripresa economica. Eppure Renzi è assillato dai dati che arrivano dall’Istat sulla disoccupazione, e da quelli sulla spesa pubblica: numeri che smentiscono l’ottimismo del governo e lo fanno sentire assediato.