Bonomi a testa bassa contro lo sciopero. Landini: lui non ne ha mai avuto bisogno

Lo sciopero generale? «Un problema per l’Italia», una manifestazione identitaria», uno «strumento rituale». Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, va all’attacco dei sindacati, in compagnia delle destre. «Sciopero folle e assurdo», gli fa eco Matteo Salvini. «Landini si è montato la testa e sicuramente non vuole bene all’Italia: spero ci ripensi». Il leghista si rivolge al Pd: «Spero che dica e faccia qualcosa perché bloccare il paese il 16 dicembre nella condizione sanitaria, sociale ed economica che stiamo vivendo sarebbe una follia».

Bonomi rincara la dose: «Chi viene penalizzato è il mondo del lavoro e delle imprese. Credo che gli italiani chiedano altro, come sempre c’è qualcuno che scenderà in piazza e gli imprenditori andranno in fabbrica per mandare avanti l’Italia».

La replica del leader Cgil è sferzante: «Bonomi in vita sua credo che uno sciopero non lo abbia mai fatto, non ha mai avuto il problema di doversi battere per migliorare la condizione non solo sua ma anche degli altri». «Lo sciopero costa, stiamo chiedendo un sacrificio», spiega Landini. «Ma è anche un atto di solidarietà». E ancora, rivolto ai partiti, divisi tra le destre che bombardano e Pd e M5S che stanno alla finestra : «Mi stupisco io se le forze politiche si stupiscono di quello che stiamo dicendo, allora non capisco dove vivono. C’è una condizione di malessere, di disagio sociale sotto gli occhi di tutti».

«La nostra iniziativa, se finalmente apre questa discussione nel Paese, credo sia di per sé un fatto molto importante», aggiunge Landini, «credo dovranno valutare anche la partecipazione, perché sono convinto che quelle piazze saranno piene». E sulla Cisl dice: «Se scende in piazza il 18 dicembre evidentemente anche per la Cisl la manovra non va bene, perché chi scende in piazza lo fa per cambiare delle cose. Lo avevamo detto tutti insieme anche prima, nella piattaforma unitaria sulla base della quale avevamo proclamato la mobilitazione».

Dal governo, spiega il segretario della Cgil, non c’è stata alcuna convocazione o contatti, neppure il tavolo sulle pensioni: «La nostra disponibilità al confronto c’è sempre». Ancora più netto il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri: «Ai cultori del pensiero unico diciamo che manifestare un’opinione diversa non è un atto di irresponsabilità ma un diritto e anche un arricchimento del dibattito pubblico. Dovrebbero ringraziarci, anziché affannarsi a polemizzare. Non ci lasciamo intimidire, lo sciopero si farà e sarà una grande testimonianza di vitalità propositiva». «Sciopero confermato al 100%», dunque, con cinque piazza a Roma, Milano, Bari, Palermo e Cagliari.

Dopo giorni di silenzio ieri si è fatto vivo Giuseppe Conte: «Il diritto allo sciopero è costituzionalmente riconosciuto e non va demonizzato: bisogna ascoltare le rivendicazioni dei sindacati. Il dialogo deve essere sempre aperto e il M5S lo terrà sempre aperto». «Sul precariato i sindacati vanno ascoltati di più – ha aggiunto -. Attualmente ci sono forme di precariato insostenibile».

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ribadisce: «Mi auguro sempre che il dialogo prosegua perché credo sia l’unica strada nell’interesse del paese e anche nell’interesse delle rivendicazioni che hanno posto i sindacati, e fino a qui ha portato risultati». Per l’ex segretario Pd Nicola Zingaretti, l’obiettivo è «non rinunciare fino all’ultimo istante a fare in modo che si trovi un punto di mediazione. Letta fa bene a lavorare a questo obiettivo». Se Salvini sbraita insieme agli industriali, da Forza Italia Antonio Tajani lancia addirittura un appello a Cgil e Uil: «Revocate lo sciopero, la ripresa del paese va assecondata».

 

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