Vasari non nascose la Battaglia di Anghiari: “Leonardo da Vinci non l’aveva mai dipinto”

Perché oggi agli Uffizi, proprio sul luogo del delitto, all’Auditorium Vasari, i più autorevoli esponenti della storia dell’arte e del restauro, (insieme con restauratori, esperti di chimica e fisica applicata ai Beni Culturali) spiegheranno – documenti alla mano – che non c’è più materia d’indagine: perché Leonardo da Vinci non arrivò mai a dipingere sulle mura del Salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, la celeberrima Battaglia di Anghiari(databile all’inizio del Cinquecento) che in teoria, in un secondo tempo, venne occultata dall’affresco di Vasari con una seconda battaglia, quella di Scannagallo.

Gli attesi documenti che dimostreranno quanto sia stata vana una ricerca durata decenni verranno presentati oggi in diretta Facebook sul sito delle Gallerie degli Uffizi alle 11. Titolo della conferenza-rivelazione: «La Sala Grande di Palazzo Vecchio e la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Dalla configurazione architettonica all’apparato decorativo». Nell’annuncio nulla di clamoroso, ma si sa come sono i professori: preferiscono i contenuti. Eppure Roberta Barsanti, Gianluca Belli, Emanuela Ferretti, Cecilia Frosinini hanno messo nero su bianco su un librone-verità (edito da Olschki) teorie in grado di cancellare la presenza del fantasma di Leonardo da quel principesco salone. Scorrendolo, già nella prefazione, si legge di «una lettura parziale e affrettata delle fonti» che nel 2012 indussero l’amministrazione comunale, allora guidata da Matteo Renzi, a realizzare con l’aiuto di microsonde una serie di piccoli prelievi murari dietro l’affresco di Vasari che di fatto, secondo alcuni, ne misero a repentaglio l’integrità. Fu così che l’intervento scatenò le ire di 300 intellettuali che spedirono una petizione all’allora sovrintendente Cristina Acidini e al ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi. E il governo bloccò i prelievi. Fu uno dei più importanti firmatari, Francesco Caglioti della Normale di Pisa, autorità degli studi sul Rinascimento, a convincere il ministero a «sospendere lo scempio». E come anticipa a La Stampa Cecilia Frosinini, storica dell’arte e ricercatrice all’Opificio delle Pietre Dure, nonchè autrice del libro, questo volume giunge a quattro, rivoluzionari, punti fermi: «Il primo è che nessuna analisi seria e filologica delle fonti attesta che Leonardo sia mai arrivato a dipingere la Battaglia di Anghiari nel Salone. Il secondo è che i documenti arrivano solo a testimoniare che all’artista vennero fatte forniture di materiali non pittorici, ma destinati a un cartone preparatorio e intonaci murari».

Secondo il pool di esperti autori del libro, poi, le vicende storiche e costruttive della Sala e del Palazzo Vecchio attestano trasformazioni di uso, demolizioni, ricostruzioni tali che nessuna traccia del capolavoro – se mai ci fosse stata – avrebbe potuto sopravvivere. I tre campioni che Maurizio Seracini nel 2012 estrasse dai buchi negli affreschi di Vasari sono stati analizzati dal maggior esperto chimico dei Beni Culturali, Mauro Matteini, che condusse le analisi sull’Ultima Cena di Leonardo. Qui, l’ultimo colpo di scena: «Si deduce – conclude Frosinini – che non si tratta di materiali pittorici, ma di elementi costitutivi dei mattoni e della muratura». Ed è così che dal punto di vista storico e scientifico si può affermare che la Battaglia di Anghiari va considerata una «leggenda metropolitana», buona per il Codice da Vinci, ma non degna di uno studio serio.

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