Un tango per Papa Francesco

Domenico Agasso
«Uno, due, tre, quattro. Si sente bene o non si sente?». Inizia con la prova microfono di un rilassato e incuriosito papa Francesco Stories of a Generation, la nuova docu-serie Netflix in quattro episodi ispirata a Sharing the Wisdom of Time (La Saggezza del tempo), il pluripremiato libro scritto dal Pontefice a cura di padre Antonio Spadaro, edito da Loyola Press (in Italia da Marsilio, 2018). Il documentario – di Simona Ercolani, con la consulenza editoriale di Spadaro e prodotta da Stand By Me, partner di Asacha Media Group – è stato presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma con la proiezione in anteprima mondiale del primo episodio, «Love», e sarà integralmente disponibile su Netflix da Natale.
È un incontro tra generazioni, donne e uomini over 70 provenienti da ogni parte del mondo che si narrano davanti all’obiettivo di filmmaker under 30. Ciascuno dei quattro episodi tocca uno dei grandi temi che accomunano l’essere umano: amore, sogni, lotta, lavoro.
Fil rouge: il dialogo tra i due gesuiti, il Vescovo di Roma e il direttore di Civiltà Cattolica. Francesco si mostra non solo nella veste di guida spirituale, ma anche in quella di Jorge Mario Bergoglio, un uomo tra gli uomini, che condivide la sua esperienza di vita con aneddoti personali. Per esempio parla del Tango. «Le piace?», domanda Spadaro; «Sì». «L’ha mai ballato?»; «Sì», risponde con una grande risata. Lo descrive: «Guidare ed essere guidati, avere la responsabilità di prendersi cura dell’altro… sono tutte immagini di tenerezza, no? Il tango è una melodia che evoca nostalgia e speranza». E poi svela: nel gennaio 1970 «venni a sapere che la grande cantante argentina di tango Azucena Maizani era molto malata. Ero prete da un mese. Le diedi io l’estrema unzione».
«Santo Padre, cos’è l’amore?». «Mi viene da chiederti: “Cos’è l’aria?”. Potrei dirti che l’amore è un sentimento, l’elettricità che attraversa un organismo. Ma cos’è l’amore in quanto tale?», riflette. E dice: «Quando confesso le giovani coppie sposate, chiedo loro una cosa: “Giochi con i tuoi figli?”. È questa la chiave. La gratuità del gioco. L’amore è gratuito o non è amore». E poi, «non può essere concettualizzato. Per esempio – ed è successo anche a me – una delle cose che infastidisce di più un malato è quando il prete va a trovarlo e inizia a dire: “Dio è con te”, e altre cose simili». Oppure quando «va a trovarlo un parente, la zia o la nonna, che gli parlano…». In realtà «non lo stanno confortando, perché lì non c’è amore. Amare un malato significa mettersi nei suoi panni». Un sofferente «vuole essere guardato, tenuto per mano, ma con la bocca chiusa. È così che si esprime vicinanza. L’amore è vicinanza».
Per la prima volta, il regista premio Oscar Martin Scorsese svela aspetti della sua vita e quotidianità attraverso un’intervista intima, girata da sua figlia, la regista e attrice Francesca, e accompagnata da video di famiglia inediti. E il Papa ricorda di quando venne da lui: era con sua moglie «malata, mentre lui era la “grande star”, eppure disse: “È lei che mi interessa. È più importante di tutti i miei successi, di tutti i miei film. Questa donna è tutto ciò di cui mi importa”. Era una priorità. Mostrò il suo amore. Questo merita più premi dei suoi film, che sono eccezionali», afferma Francesco.
L’esistenza di Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, cambia per sempre il 3 ottobre del 2013, quando mette in salvo sulla sua piccola barca 47 naufraghi che stavano affogando. Alcuni diventano come suoi «figli».
Scorsese e Fiorino parlano di paternità, su cui si sofferma anche il Papa: «Sei un padre quando ti prendi cura di tuo figlio, delle sue sofferenze. Soffri e poi vai avanti. Non diventi padre perché hai generato un figlio. No, questo non fa di te un padre. Biologicamente sì. Ma essere un vero padre significa trasmettere il tuo essere al bambino, non generarne uno. Nella vita ciò che ti rende padre è il tuo impegno verso l’esistenza, i limiti, la grandezza, lo sviluppo di questa persona a cui hai dato la vita e che hai visto crescere».
Dopo avere perso la figlia durante la dittatura dei generali in Argentina e smarrito le tracce di suo nipote, Estela Barnes de Carlotto dà vita al movimento delle Abuelas de Plaza de Mayo, un gruppo di anziane indomite che si mettono alla ricerca di tutti i bambini desaparecidos. Estela lo troverà, suo nipote, dopo 36 anni.
Scandisce il Papa: «Un bellissimo canto alpino fa: nell’arte dell’arrampicata, ciò che conta non è evitare di cadere, ma non restare a terra».
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