Si allungano i tempi per la (s)vendita di Mps

Mentre continua il lunghissimo silenzio del governo alla richiesta di incontro dei sindacati sul caso Mps, in un forum con l’agenzia Radiocor la sottosegretaria all’economia Maria Cecilia Guerra ha confermato che nella legge di bilancio ci sarà una proroga di sei mesi, fino al giugno prossimo, della norma che consente di trasformare le attività per imposte anticipate in credito d’imposta. In altre parole un incentivo alle fusioni bancarie.
Nel caso del Monte dei Paschi la proroga farebbe rimanere in dote a Rocca Salimbeni circa 2,5 miliardi di euro. E questo, va da sé, conferma anche lo stallo delle trattative per la cessione della banca fra il Tesoro, azionista di maggioranza di Mps, e Unicredit. Una notizia che era stata anticipata dal Financial Times, secondo cui “c’è una distanza materiale tra ciò che Unicredit sta presentando ora come un accordo che potrebbe funzionare, e quello che è accettabile per il Tesoro”.
Il nodo del contendere è naturalmente la richiesta di Unicredit di circa 7 miliardi – tutti soldi dei contribuenti – per prendersi carico del Monte. Non di tutto per giunta, ma soltanto dei suoi comparti più profittevoli. E’ ancora di più dei 5 miliardi pubblici ottenuti all’epoca da Intesa Sanpaolo dopo aver acquistato, a un euro, le due banche venete in stato comatoso. Di qui le distanze fra l’ad del colosso bancario, Andrea Orcel, e il titolare del Mef, Daniele Franco. Mentre i 20mila addetti superstiti di Mps, che nonostante la chiusura di centinaia di filiali e migliaia di prepensionamenti rimane comunque una delle banche più grandi del paese, assistono sempre più stupefatti a un tristissimo balletto che in ogni caso si chiuderà nel mese di giugno, “deadline” fissata dalla Ue per la cessione da parte del Tesoro della quota di maggioranza di Mps.
C’è comunque ancora voglia di lottare a Siena, e dopo il riuscito sciopero di settembre le principali sigle del settore bancario hanno accusato di comportamento antisindacale i vertici di Rocca Salimbeni. In discussione c’è quel “contratto di rete” che ha prorogato di dieci anni, fino al 2031, il distacco a Fruendo di 300 dipendenti Mps, e la chiusura di 50 sportelli. Nel bel mezzo della trattativa Tesoro-Unicredit. “Iniziative su commissione”, accusano i lavoratori e i sindacati – First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Fabi e Unisin – che hanno firmato il ricorso ex articolo 28.
La prima udienza davanti al giudice del lavoro Delio Cammarosano è stata fissata per il 3 novembre prossimo, e in quell’occasione ci sarà un tentativo di conciliazione fr le parti. Ma il clima resta caldissimo fra i lavoratori e le lavoratrici della banca più anica del mondo. Perché, come ha più volte osservato il segretario toscano dei bancari della Cgil, Dainele Quiriconi, di fronte alla scelta tutta politica del governo Draghi di assecondare le indicazioni di Ue e Bce, favorendo la creazione di oligopoli bancario assicurativi, “ci sono seri dubbi che questo si traduca in un vantaggio per i risparmiatori, e per i sistemi economici locali”.

 

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