Popolari, Boston Consulting punta su tre aggregazioni, Ubi con Mps.

MILANO, 28 aprile (Reuters) – L’attesa ondata di consolidamento bancario innescata dalla riforma delle popolari vede all’orizzonte tre possibili operazioni: Ubi con Mps, Banco Popolare con Pop Milano e Veneto Banca con Pop Vicenza.

E’ questo lo scenario analizzato da Boston Consulting Group in uno studio congiunto con Bernstein sul futuro delle popolari.

Un’operazione alternativa sarebbe un matrimonio tra Pop Milano e Pop Emilia, propedeutica ad una fusione successiva con una terza banca, ad esempio Carige.

Secondo la società di consulenza, con il consolidamento settoriale le popolari potrebbero aumentare il RoTe (return on tangible equity) portandolo al 10,5% da un dato negativo del 2014 accrescendo l’utile netto a 4 mld da un rosso di -1,5 mld, grazie alla riduzione dei costi ma soprattutto del costo del rischio.

Oltre che per motivi di efficienza le popolari, sostiene BCG, si aggregheranno per difendersi da possibili offerte ostili provenienti anche dall’estero.

“Pensiamo che le banche straniere possano essere coinvolte, magari in una seconda ondata”, afferma Gennaro Casale, partner e managing director di BCG, nel corso della presentazione dello studio alla stampa, aggiungendo che tra i paesi maggiormente interessati vede Francia e Spagna.

UBI-MPS, CAMPIONE NAZIONALE, BEN CAPITALIZZATO

Sotto il profilo industriale, una fusione tra Ubi e Mps creerebbe un campione nazionale con quote di mercato tra le prime tre in quasi tutte le regioni. Le reti sono complementari al Nord e Centro Italia, con qualche sovrapposizione al Sud.

BCG vede sinergie di costi pari all’8-10% (circa 450-500 milioni), meno aggressive rispetto alle altre operazioni di M&A ipotizzate in quanto le due banche hanno un buon track record di efficienza. Dal punto vista patrimoniale il CET1 è pari al 10%, senza includere l’ultimo aumento di capitale di Mps in rampa di lancio. La qualità del portafoglio vedrebbe un peso delle sofferenze del 6,1%.

Escludendo Intesa Sanpaolo e UniCredit che non parteciperanno al consolidamento “Ubi è l’unica sufficientemente grande, e anche ben messa, a potersi permettere un’operazione di questo tipo. Ma potrebbe esserci un interesse anche da parte di banche estere”, spiega Casale.

B.POPOLARE-BPM, FORTE NEL NORD, ALTE ECONOMIE DI SCALA

Un matrimonio tra Banco Popolare e Pop Milano, l’operazione più gettonata dal mercato, costituirebbe un leader indiscusso nelle regioni più ricche del paese (Veneto, Piemonte e Lombardia) con forti sinergie di costo pari al 10-12% (300-400 milioni).

Un’operazione del genere, sottolinea BCG, sarebbe molto vantaggiosa, dal punto di viste delle economia di scala, soprattutto per l’istituto milanese che si fonderebbe con una banca 2,5 volte più grande. Il CET1 è pari all’11,7% grazie agli aumenti di capitale del 2014, ma la qualità dei crediti (sofferenze nette 6,6%) risentirebbe del portafoglio di Banco Popolare.

L’ipotesi alternativa di una fusione tra Bpm e Bper, seguita dall’acquisizione di Carige, consentirebbe a due banche di medie dimensioni di diventare un grande gruppo nazionale, importante anche al Sud, con rilevanti sinergie. Sotto il profilo della governance l’operazione sarebbe interessante in quanto consentirebbe agli attuali azionisti di Bpm e Bper di mantenere nel nuovo gruppo una posizione relativamente forte, più di quanto sarebbe possibile in altre operazioni.

POP VICENZA-VENETO BANCA, SOVRAPPOSIZIONI LIMITATE

Leader in Veneto le due banche avrebbero limitate sovrapposizioni tre le reti in quanto sono focalizzate in diverse province, mentre significative economie di scala deriverebbero dalle sedi centrali.

La riduzione potenziale dei costi operativi è pari al 12-15%. Sotto il profilo patrimoniale la fusione creerebbe un gruppo più debole (CET 8,6%) rispetto agli altri ma le nuove dimensioni potrebbero attrarre investitori istituzionali o favorire una quotazione in Borsa.

(Andrea Mandalà)