La ripartenza dimentica otto milioni di bambini

Asili ancora chiusi, centri estivi solo tra un mese Ma alcune Regioni si organizzano autonomamente
di Maria Novella De Luca e Corrado Zunino
ROMA — L’erba è alta, al parco. Nasconde pericoli, e i bimbi non ci possono andare. Figuriamoci quelli sotto i tre anni. Lo sport è di nuovo possibile solo a porte chiuse, e niente agonismo: allenamento puro. In piscina devi arrivare già vestito da nuoto, sotto: ti ricambierai a casa. Se giochi a basket il pallone lo devi portare tu e niente contrasti. I centri estivi, poi, apriranno a giugno, il prossimo 15, tra venticinque giorni. Ma ogni regione ha un suo percorso e avrà un suo approdo, per ora non chiarito. E tutte le famiglie, adesso, dopo la lunga clausura, hanno paura a consegnare i figli agli operatori: «Questo timore lo vediamo tutti i giorni», racconta Giuseppe Bruno, presidente di Cgm, seicento cooperative sociali. La riapertura, delockdown come la chiamano al Comitato tecnico scientifico, non prevede bambini al seguito. Non importa siano i più stressati, patiscano le lezioni a distanza e le sue liturgie. Niente giochi al parco, che comunque va sfalciato. Sport solo a distanza. E per gli asili nidi, poi, non c’è neppure una prospettiva. «Sono la cosa più complicata da prevedere», spiegano i tecnici del Comitato che suggerisce alla politica. I nidi saranno gli ultimi a ripartire, l’ansia cresce in famiglia.
Per gli asili niente Fase 2
In Italia ci sono 7 milioni e 962 mila persone nella fascia 0-14 anni. Lo dice l’Istat. La generazione che soffre di più, e qui ci affidiamo ai dati del ministero dell’Istruzione, è quella che va dalla scuola dell’infanzia (901 mila alunni) alla primaria (altri 2 milioni e 443 mila). Tre milioni e tre, bambini e preadolescenti compresi tra i tre e gli undici anni.
La fascia “0-3”, che con la “Buona scuola” e le sue riforme aveva trovato una centralità, è di nuovo in fondo alle attenzioni. Nel progetto messo a punto dal tavolo tra ministero della Famiglia, Istruzione, Lavoro e Salute, con loro i sindaci, le regole per riaprire i nidi erano previste. Il Comitato tecnico scientifico, però, le ha bocciate. La curva epidemiologica si è abbassata, se pure lentamente, per tutti, ma non per questi “quasi immuni” dal forte potere contagiante. La cronica mancanza di personale, poi, lascia scienziati e governo timorosi: «La riapertura degli asili nido è il nostro pensiero più presente», spiega a Repubblica una fonte, «studiamo l’argomento anche dieci ore al giorno, ma la soluzione non l’abbiamo ancora trovata ».
Entro la fine del mese arriverà un’indicazione. La gestione dei nidi pubblici è spesso una mescolanza di pubblico-privato e la relativa precarietà lavorativa complica gli incastri. La ministra Elena Bonetti, Famiglia e Pari opportunità, ieri ha detto che qualcosa potrebbe cambiare. «Stiamo lavorando insieme al ministero dell’Istruzione per aprire in estate alcuni servizi come attività sperimentali 0-3, per chi vuole, con linee guida dedicate». Ma se i nidi non apriranno a giugno, visto che a fine luglio tutto si ferma, l’estate sarà perduta. Giuseppe Bruno dice ancora: «Come si fa ad aprire parchi e giardini pubblici anche ai bambini sotto i tre anni e non riuscire a predisporre un piano di rientro strutturato e qualificato per chi è in età pre-scolare? ».
Il Comune di Pianoro, alle porte di Bologna, si è mosso in anticipo: giardino del nido riaperto alla presenza di un genitore. Prima di entrare si misura la temperatura a entrambi. Dove si ospitavano ottanta bambini, quest’anno ne entreranno quindici.
Parchi senza giochi
I parchi sono aperti, ma i giochi all’interno quasi mai. Dice Virginio Merola, sindaco di Bologna: «Il governo ci impone di sanificare le aree una volta al giorno, noi abbiamo 1.250 giochi, non è possibile gestirli. Gli scivoli li tengo chiusi». Stessa linea la sindaca Virginia Raggi, 1.600 parchi a Roma: «Ci mancano le risorse e nei parchi non si deve giocare a pallone ». Varese ha 42 aree verdi, 7 aree storiche e 150 tra scivoli e altalene. Troppo costoso sanificare, restano serrati.
Centri estivi dal 15 giugno
Il decreto dello scorso 17 maggio ha offerto le linee guida per riaprire i centri estivi («anche non formali») e una data, il 15 giugno. Ogni regione, però, procede per conto proprio. Potranno essere «al chiuso o all’aria aperta, affidati a personale certificato». La Lombardia con il vicepresidente Fabrizio Sala fa sapere: «Il governo non ha dato grandi prescrizioni, ci prendiamo del tempo per far approfondire il tema dal nostro comitato tecnico scientifico ». A Bologna i centri estivi partiranno il 20 giugno e resteranno aperti tutto agosto. I costi cresceranno, lo dicono tutti gli operatori. A Rimini si inizia il 22 giugno: i lavoratori a rischio Covid (medici, infermieri, forze di polizia) avranno un punteggio superiore per accedere a un servizio che sarà, comunque, ristretto. Si passa, qui, da un educatore ogni venti bimbi a un educatore ogni cinque. Per la fascia 6-11 anni, il rapporto diventa uno ogni sette.
Per le famiglie con due genitori lavoratori c’è una cifra per sostenerli nell’iscrizione: le famiglie monoreddito protestano.
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