La mafia non è più un’infiltrazione«Presenza strutturata e consolidata»

Valentina Marotta

 

«Come il Covid, la mafia è un virus mutante che si infiltra nelle imprese, che diventa fluida e invisibile, che è pronta a immettere sul mercato grandi risorse e disponibilità per acquisire ogni forma di attività redditizia. E allora ha ancora senso parlare solo di infiltrazioni mafiose o siamo di fronte a una presenza strutturata e consolidata?». È il cupo grido d’allarme che il procuratore generale Marcello Viola lancia alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. La voce risuona nell’aula 32, un tempo affollata da magistrati abbigliati con ermellini e tocco, rappresentanti delle istituzioni, avvocati e personale amministrativo e ieri quasi deserta, per il secondo anno consecutivo, a causa della pandemia.

La cerimonia è in streaming. C’è il presidente aggiunto della Corte di Cassazione Margherita Cassano (in dieci giorni, spodestata dai vertici della Suprema Corte insieme al primo presidente Pietro Curzio dal Consiglio di Stato e poi confermata con il collega dal Consiglio superiore della magistratura), il vicepresidente del Csm David Ermini, il capo dipartimento per la giustizia minorile Gemma Tuccillo e il presidente dell’ordine degli avvocato di Firenze Giampiero Cassi. «Le indagini svolte in Toscana delineano un quadro simile a quello degli anni precedenti — spiega Viola — l’attività delle mafie e delle altre organizzazioni criminali è continuata senza sosta, confermando l’esistenza di meccanismi di infiltrazione nel tessuto economico della Regione». Traccia l’identikit di ‘ndrangheta, mafia e camorra «presenti in tutti i settori in cui via sia da realizzare guadagni, sia con il controllo delle attività lecite che delle attività criminali come il traffico di droga o il traffico organizzato di rifiuti», «pronte ad approfittare del terreno fertile creato dalla pandemia per dare l’assalto ai fondi europei, da prevenire con l’assoluta trasparenza delle procedure e con la individuazione di meccanismi efficaci di spesa».

A preoccupare sono gli intrecci, le «cointeressenze tra criminalità organizzata e alcuni settori del mondo dell’economia, a volte con il coinvolgimento di imprenditori e professionisti». Spaccati sempre più frequenti «da contrastare — dice il pg — con interventi repressivi, senza rinunciare mai alla tutela dei diritti degli indagati». E aggiunge: «Un ruolo fondamentale deve essere svolto dagli imprenditori, che devono sempre più divenire parte attiva e virtuosa nella difesa del tessuto sano dell’economia». E infine per tracciare la strada cita Giovanni Falcone («la mafia si caratterizza per la sua rapidità nell’adeguare valori arcaici alle esigenze del presente»), Dante Alighieri («il sentiero per il paradiso inizia all’inferno») e Gesualdo Bufalino («serve un esercito di maestre elementari»).

I tempi lunghi della giustizia e un inadeguato numero di magistrati è l’altro tema ricorrente anche quest’anno. «C’è una cronica insufficienza di magistrati in Corte d’Appello — denuncia il presidente della Corte d’Appello Alessandro Nencini — a cui si deve affiancare, nell’ultimo periodo, anche il crollo delle “vocazioni”: le domande dei colleghi hanno coperto soltanto il 60% dei posti messi a concorso». Il tasso di scopertura di organico dei magistrati è pari al 36% «ma assume toni drammatici la mancanza di personale amministrativo: la scopertura media nel distretto si attesta attorno al 26% del personale previsto in pianta organica, ponendo un serio pregiudizio per la funzionalità delle cancellerie e dei servizi di contabilità».

Il presidente dell’Ordine degli avvocati Giampiero Cassi chiede di «interrompere l’allontanamento degli avvocati dalle aule» e consentire «la ripresa delle normali attività. La norma sul green pass, obbligatorio per gli avvocati, non tiene conto che i legali assolvono ad una funzione di rilievo costituzionale».

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