Giovanna Barni, la teoria delle rendite di posizione e la dequalificazione delle città.

Rho-Pero, (askanews) – La cultura arricchisce, non soltanto lo spirito, ma anche le imprese e il territorio che sa valorizzarla. “Si sa che in genere un turista culturale, che è quello che viene a visitare un territorio stimolato da una mostra, spende in media oltre 100 euro al giorno. Un biglietto medio saranno meno di 10 euro: il resto torna tutto al territorio in termini di turismo, di trasporti, recettività e ristorazione”.

Giovanna Barni, è presidente di CoopCulture: oltre 43 milioni di fatturato nel 2014, più di 250 siti d’arte e cultura gestiti, dal Colosseo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, al Castello Sforzesco di Milano. Dal suo punto di osservazione la cultura appare davvero un’importante opportunità. Nei dati del Rapporto di Sostenibilità 2014 – presentato in Cascina Triulza a Expo 2015, dove CoopCulture gestisce le biglietterie – emerge un fattore moltiplicatore del reddito di 1,1 grazie alla messa a valore di attività a servizio dell’evento culturale. In pratica per ogni 90 centesimi incassati in biglietteria, CoopCulture ha attivat0 un euro e 10 centesimi di ricavi aggiuntivi.

“Se opportunamente stimolato con una offerta variegata di servizi di supporto – ha aggiunto Barni -, come le visite guidate, le audioguide, supporti editoriali e multimediali, il visitatore spende anche di più. E tutto questo genera occupazione e ricchezza per il settore culturale e i settori limitrofi a questo”.

Le migliori opportunità per le imprese culturali in Italia poggiano oggi sulle norme della legge Ronchey e le diverse liberalizzazioni che ha introdotto. Ma molto potrebbe essere ancora fatto. “La legge Ronchey è stata una legge importante che ha aperto un settore che prima non esisteva. Se ci ricordiamo prima i musei avevano i biglietti di carta ed erano gestiti dai custodi. Secondo me si può fare molto di più perché ancora oggi nei territori, soprattutto in alcune regioni del sud Italia, ricche di patrimonio, una sburocratizzazione, un miglior rapporto tra pubblico e privato basato sulla fiducia reciproca, darebbe ulteriore spinta al lancio del settore. Quindi è opportuno che si pensi a come fare interagire al meglio pubblico e privato , con nuovi modelli di gestione del patrimonio”.

Un auspicio che se realizzato promette di essere foriero di ricchezza, appunto, non solo per lo spirito, ma anche per i bilanci, e per lo Stato. “Perché – ha concluso il presidente di CoopCulture – se l’impresa è sana e riesce a fare redditività e valore aggiunto con i servizi nei musei molto ritorna allo Stato. Che cosa? Roi, canoni, tasse, tasse indirette, Irap, insomma alla fine oltre il 30 per cento del nostro fatturato ritorna allo Stato. Quindi l’impresa culturale conviene, e conviene allo Stato”.

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