Fondazioni, le risorse salgono a 50 milioni

Manovra. Il governo aumenta e rende strutturali i finanziamenti agli istituti. La soddisfazione di Franceschini e di Spini

 

di Damiano Fedeli

 

Sale di 17 milioni, arrivando a un totale di 50, il fondo messo a disposizione di istituti e fondazioni culturali da parte del ministero dei Beni culturali (Mibact). Nella manovra di bilancio appena varata, che dovrà passare adesso al vaglio del Parlamento, crescono e diventano strutturali le risorse messe a disposizione di circa centocinquanta enti culturali in tutta Italia. L’annuncio arriva dal ministro Dario Franceschini che ha sottolineato come con la manovra salga «a 50 milioni di euro l’ammontare permanente delle risorse con cui il Mibact finanzia le attività di istituzioni che sono una componente essenziale della nostra identità».

Scorrendo la lista di quanti hanno beneficiato di questo fondo negli anni scorsi, si trovano istituti e fondazioni come l’Accademia della Crusca, il Vittoriale, il museo Poldi Pezzoli di Milano e il museo Galileo di Firenze, l’Istituto Parri, l’Istituto italiano di studi storici, l’Accademia di San Luca o il Museo storico della Liberazione. Con la nuova manovra di bilancio del governo, «aumentano di oltre il 50 per cento le risorse per queste istituzioni che sono fondamentali per il nostro Paese: un patrimonio enorme di memoria, storia, conoscenza, archivi e documentazione», ha detto ancora Franceschini. «È un dovere dello Stato aiutarle e sostenerle in tutti i modi e lo è ancora di più in questo momento di grave difficolta».

Soddisfazione viene dal mondo degli istituti culturali. Sottolinea Valdo Spini, presidente dell’Aici, l’associazione che riunisce 125 fra istituti e fondazioni che operano nel mondo della cultura: «Per noi è un grande risultato il fatto che il ministro Franceschini sia riuscito a ottenere questo incremento sul fondo degli istituti portandolo da 33 a 50 milioni e rendendolo strutturale, non più soggetto a mutamenti anno per anno: in questo modo, infatti, istituti e fondazioni possono programmare le proprie iniziative e attività. In una situazione che per tanti versi è preoccupante, è un segnale concreto di apprezzamento per il nostro sforzo e mobilitazione. Ora dobbiamo utilizzarli bene questi fondi, pensando in particolare ai giovani. Bisogna dare loro la possibilità di essere protagonisti dei processi culturali e di trovare prospettive di lavoro e di ricerca nelle fondazioni».

https://www.corriere.it/