“Ferragamo col megafono mostra coscienza di classe alla sinistra invece manca una vera cultura politica”.

MARIA CRISTINA CARRATÙ
Gli industriali che scendono in piazza con le insegne storiche della loro controparte (megafoni e striscioni), il partito (un tempo) rappresentativo di questa controparte che sta con gli industriali e contesta i propri sindaci, i sindaci che difendono il loro territorio (e consenso) contro il loro partito. Grande è la confusione sotto il cielo nella (ex) regione di sinistra dove la domanda del momento sembra essere chi, oggi, rappresenti chi, nel mercato delle opzioni politiche. Colpa della società liquida, degli interessi variabili, delle nuove appartenenze trasversali? Anche, ma non solo, dice Gianfranco Pasquino, politologo, docente emerito di Scienza politica all’Università di Bologna, che avverte: «Gli unici ad avere una vera coscienza di classe, ormai, sono proprio gli industriali».
Professore, che significa, da un punto di vista simbolico nonché politico, un Ferragamo in cravatta e megafono?
«Che oggi gli industriali hanno quello che non ha più il Pd, cioè una coscienza di classe. Loro, a differenza del maggiore partito della sinistra, sanno benissimo quello che gli sta a cuore, in questo caso un aeroporto funzionante che farebbe crescere il loro volume di affari. Idem gli artigiani, i commercianti, i piccoli e medi imprenditori. E che importa se magari si potrebbe puntare di più su Pisa anziché ampliare Firenze: i loro interessi sono quelli, e per difenderli sono disposti a usare anche il megafono. Che poi in Toscana coincidano con la linea del Pd, è assolutamente occasionale, altrove magari divergono ».
La sinistra, invece…
«Il problema di fondo del Pd come classe politica e come classe di amministratori, sindaci, presidenti di Regione, è che negli ultimi dieci anni non è riuscito a elaborare quello che aveva promesso, vale a dire una nuova, vera, cultura politica. Ci hanno raccontato che ne sarebbe nata una dall’incontro dei Ds con i cattolici democratici, gli ambientalisti, il meglio del riformismo, ma chi ha mai visto niente di tutto ciò? Renzi, Guerini, Serracchiani, Lotti, Boschi, esprimono forse qualcosa che si può definire cultura politica? In compenso gli imprenditori hanno trovato chi possa esprimere politicamente i loro interessi: Berlusconi, cioè uno di loro».
Ma in che senso, oggi, si può ancor parlare di classe?
«In una società come quella società italiana, sempre stata molto più frammentata, divisa per ceti, corporativa, di altre società europee avanzate, il grande merito del Pci, in parte del Psi, e della Cgil, è stato proprio di aver ricomposto questa frammentazione in una coscienza di classe, e non solo degli operai, ma delle stesse famiglie. Quando poi i tempi sono cambiati e le differenziazioni sono ricomparse, la sinistra si è rivelata incapace di elaborare nuovi obiettivi politici, un nuovo progetto di coesione sociale, fondato innanzitutto sull’appartenenza all’Europa, con cui rispondere alle nuove aspettative del paese. Ma senza cultura politica, ogni risposta diventa occasionale, ed ecco che un presidente di Regione può avere una posizione come presidente, e un’altra, diversa, come esponente politico, che i sindaci possono rispondere ad esigenze locali ignorando istanze più generali. E tutti quanti dimenticare che un buon aeroporto, magari, deve servire all’Europa, anziché solo ai fiorentini, o al solo Ferragamo…».
Fonte: La Repubblica, www.repubblica.it/