Draghi chiede più responsabilità? I partiti se ne fregano: quasi 6.300 emendamenti alla manovra

L’editoriale del direttore dell’agenzia Dire Nico Perrone

ROMA – E’ partito l’assalto dei partiti alla manovra di bilancio. Eppure il premier, Mario Draghi, si era confrontato con tutte le forze politiche e sociali, e a tutti aveva raccomandato responsabilità. La tabella di marcia dei provvedimenti da approvare in tempi certi, sotto l’occhio dell’Europa, già accumula ritardi. Ma i partiti non ci sentono, perché l’orecchio è già sintonizzato sui propri elettori, ai quali bisogna dare per dimostrare che loro non stanno in Parlamento solo a scroccare lo stipendio. E così la manovra è stata sommersa da circa 6.300 emendamenti, tutte richieste giudicate impellenti e da esaudire.

Raccontano che il premier non è che l’abbia presa molto bene. E sono molti quelli che tremano al pensiero di quando la situazione politica diventerà ‘calda’ man mano che ci si avvicinerà al voto per il Quirinale e le elezioni in primavera. E se Draghi a quel punto mandasse tutti a quel paese per tornarsene nel suo casale umbro?

Oggi, intanto, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sono sulle barricate e minacciano guerra: “Questa è una legge di bilancio complessivamente deludente. Non serviva il ‘genio’ di Mario Draghi per un provvedimento del genere, non c’è una visione” ha detto Meloni, sottolineando poi lo sfregio al Parlamento: “E’ stata presentata l’11 novembre, 2 settimane dopo l’approvazione in cdm e 20 giorni dopo il termine previsto dalla legge, questo comporta un ulteriore compressione dei lavori parlamentari e la possibilità di discutere uno dei provvedimenti più importanti dell’anno. L’atteggiamento del governo Draghi è ormai intollerabile, si procede quasi esclusivamente con il ricorso alla fiducia… in quella che rimane una repubblica parlamentare il Parlamento non esiste e sono colpita dal silenzio della stampa su questo tema. Abbiamo oltre 6mila emendamenti alla manovra di cui meno di 800 presentati dall’opposizione… la chiusura totale a questi emendamenti farebbe aumentare il livello della nostra opposizione”, ha concluso Meloni.

Matteo Salvini, leader della Lega che sta al Governo, da parte sua sventola sotto il naso degli altri partiti la sua vittoria personale: “È stato, finalmente e definitivamente, approvato in Commissione il mio emendamento per aiutare i genitori separati messi in crisi dalle conseguenze del Covid: riceveranno un aiuto economico fino a 800 euro al mese per pagare l’assegno di mantenimento a figli o ex coniugi, in caso di difficoltà economiche. Dalle parole ai fatti” ha sottolineato il leader del Carroccio.

Nel Pd il segretario Enrico Letta, che cerca di far star buone le mille anime interne per raccogliere i frutti dei litigi di tutti gli altri, deve vedersela con l’ex capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, che gliene canta quattro: “Dopo la baraonda sul decreto fisco, Letta non può più stare a guardare. In vista della legge di bilancio e del voto sul Quirinale, il segretario del Pd deve uscire dal suo splendido isolamento ed assumere una strategia parlamentare più efficace, ponendosi nei fatti come guida della maggioranza, dando delle risposte, e non limitandosi più ad emettere solo veti” ha detto il senatore Dem, che poi continua ad infierire: “Draghi deve restare a Palazzo Chigi? Letta lo dica con chiarezza. Quali devono essere le caratteristiche del prossimo Capo dello Stato? Il Pd – ha sottolineato il parlamentare- non può essere costantemente superato dagli eventi, credo che Letta debba anche iniziare a porsi il tema delle alleanze per la legge elettorale, dire che gli altri non la vogliono fare, non è un buon argomento”.

 

 

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