De Luca, rifugio a Salerno Poi blitz a Napoli da Violante.

Al convegno che si è svolto ieri mattina a Napoli con il ministro Graziano Delrio, era previsto che Vincenzo De Luca (foto) ci fosse: non c’era. Oggi dovrebbe essere a una iniziativa della Cgil. Nel suo entourage dicono che ci andrà, ma dicevano che sarebbe andato anche ieri da Delrio. Dicono anche che domani sarà a Casal di Principe alla mostra degli Uffizi allestita nella villa confiscata a un boss. Lo aspettano. Come lo aspettano lunedì a un incontro sulla Terra dei fuochi. Sempre che non lo revochi. Perché Vincenzo De Luca, fresco di proclamazione ufficiale alla carica di presidente della Regione Campania, continua
a evitare gli appuntamenti istituzionali e quelli in cui comparirebbe pubblicamente nei panni di governatore. È la sua strategia di improvviso basso profilo. Rimanda qualunque atto ufficiale a dopo l’insediamento del consiglio regionale (almeno tre o quattro settimane) perché ritiene così di mantenersi al riparo dal provvedimento di sospensione che lo attende (ha una condanna in primo grado per abuso di ufficio e quindi incorrerà negli effetti della legge Severino) pensando di riceverlo solo dopo aver formato la giunta e nominato il vice che lo sostituirà temporaneamente. Per ora si limita ai social network: «I cittadini campani possono stare tranquilli: non c’è e non ci sarà mai nessun vuoto di potere. Tutto procede regolarmente e come previsto dalla legge». Quindi anche quando resta a Salerno — nel quartier generale di fronte al «suo» municipio — fa sapere, continua a lavorare («Noi pensiamo ai cittadini»). Poi capita anche che venga a Napoli, come ieri, quando ha incontrato Luciano Violante: difficile capire se per caso o per proporgli di far parte della giunta. Aspettava anche notizie sul ricorso di de Magistris, ma la decisione del giudice ordinario arriverà tra qualche giorno. Dal sindaco di Napoli — attraverso una intervista che pubblica oggi il Corriere del Mezzogiorno — gli arriva invece una presa di distanza sulla scelta di non presentarsi in Tribunale per la cerimonia di proclamazione.
F.B.