Chi pubblica notizie non ufficiali rischia 15 anni di prigione

La Russia si è svegliata senza un bel po’ di notizie internazionali, e con un cappio infilato al collo di quelle nazionali. Nella notte, il temibile regolatore pubblico Roskomnadzor ha bloccato l’accesso in Russia ai siti della Bbc britannica, dell’agenzia tedesca Deutsche Welle, di Radio Free Europe (la radio del governo americano), di Twitter, degli app store di Apple e Google – da cui provengono software e hardware di quasi ogni smartphone russo. L’autorithy russa in serata spegne anche i 70 milioni di utenti di Facebook, reo di aver limitato gli accessi ai media ufficiali di Mosca – e invita a condividere l’annuncio… su Facebook!

NELLA GUERRA dei media il Cremlino ieri ha colpito duro ma può fare peggio. La Bbc ha ripristinato in Russia il servizio a onde corte, reliquia della seconda guerra mondiale e feticcio di ogni corrispondente da zone dissestate fino a metà degli anni 90, quando arrivò internet. Ma ha spostato lo staff fuori dalla Russia dopo che la Duma ieri mattina ha approvato all’unanimità la nuova legge contro le cosiddette fake news, che introduce multe fino a 5 milioni di rubli e carcere fino a 15 anni per chi diffonde notizie diverse dalle fonti ufficiali – anche inoltrando sui social materiale vietato. In confronto, l’incredibile eurocensura dei media ufficiali del Cremlino, la tv Rt e l’agenzia-sito-radio Sputnik ufficialmente banditi dall’’ltro giorno nella Ue e in Gran Bretagna (ma ancora visibili) sembra uno scherzo sinistro.

I media internazionali non sono comunque i più colpiti, la legge dei 15 anni di galera e i divieti di chiamare guerra la guerra – giammai di farla vedere – hanno tagliato teste e testate in tutte le Russie. Dopo l’ecatombe dei giorni scorsi, ieri chiusa l’agenzia Tv2 a Tomsk, in Siberia, uno degli ultimi media regionali indipendenti. Uno struggente ultimo messaggio ritrae la redazione con il direttore Viktor Muchnik: «Se in realtà si tratta di una guerra, non possiamo chiamarla diversamente su richiesta delle autorità russe». Si chiude da solo «a causa delle restrizioni» il giornale online Znak.com, fondato a Yekaterinburg dalla famosa reporter anticorruzione Aksana Pavlova. Il seguitissimo sito Meduza.io ha ricevuto ieri conferma che Roskomnadzor ha ordinato di chiudere l’accesso ai suoi server – che sono in Lettonia, quindi per ora al sicuro. Mentre il suo creatore e primo finanziatore, l’ex oligarca di Yukos Michail Chodorkovski (dieci anni nelle carceri putiniane) da Londra dove vive ha chiesto all’Occidente «sanzioni ancora più dure» e «ogni arma legale e finanziaria contro Putin» in un editoriale sul Guardian: «So che russi innocenti pagheranno un prezzo», scrive, ma per lui è l’unico modo.

RESISTE la coraggiosa Novaya Gazeta del direttore-Nobel Dimitri Muratov, che elimina ogni pezzo non ufficiale sulla guerra guerreggiata ( «non c’è dubbio – spiega ai lettori – che la minaccia di incriminazioni sarà realizzata») ma va avanti grazie al famoso e molto russo “linguaggio esopico” allusivo, da cui si espungono i termini proibiti ma si capisce tutto lo stesso. Titoli di ieri: «Putin avanza sull’Ucraina. Giorno nove», «Stivale infallibile. Vuole mettere fuorilegge la protesta», «15 anni è un falso. Spiegare gli articoli del codice penale appena passati». E poi «Ultimo giorno all’Ikea», portentoso servizio fotografico da due outlet sul raccordo anulare di Mosca, assaltati dai clienti come una spiaggia a ferragosto. La Svezia si è arruolata con Ue e Nato, di cui pure non fa parte, e la sua iconica azienda ha annunciato la ritirata di Russia – ha chiuso ieri sera.
Ad arrestare i (sempre pochi) manifestanti/contestatori della guerra, la Russia sta mandando non solo la normale polizia ma anche gli Omon, le temibili truppe del ministero degli Interni (motto ufficiale: «Non conosciamo pietà e non ne chiediamo»), visti in qualche filmato. Sono i nuovi “gruppi operativi” anti-manifestazione annunciati dalla Commissione investigativa di stato? Ieri sera il conta-arrestati del sito Ovd-Info segnava 8240. Perquisita per otto ore la sede di Memorial, celebre ong indipendente contro le persecuzioni politiche.

DAI BANCHI delle farmacie russe stanno sparendo i contraccettivi orali (tutti), medicinali come gli ormoni tiroidei Euthirox (della tedesca Merck), le lenti a contatto Acuvue (dell’americana Johnson & Johnson): «letteralmente sotto i nostri occhi» dice Elena, cliente di una farmacia, che lamenta rincari del 30% da un giorno all’altro. Chiuso il popolare servizio di iHerb per l’acquisto di vitamine (vengono dagli Usa), attività sospese Nike (americana) e Asos (moda e cosmetici, britannica). Vuol dire altri negozi chiusi. Non è solo il rublo che crolla, è la vita che sparisce. Da un giorno all’altro.

 

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