Cento sindaci toscani a Draghi per Gkn: “Basta delocalizzazioni”

Tra i primi firmatari Dario Nardella ed Emiliano Fossi. Scrivono al governo: ” Devono cambiare le regole. Le persone e i territori non possono essere trattati così”
di Alessandro Di Maria
Un appello al premier Mario Draghi affinché prenda delle misure concrete contro le delocalizzazioni. È quello firmato da un centinaio di sindaci toscani, primi firmatari il primo cittadino di Campi Bisenzio Emiliano Fossi, promotore dell’iniziativa a tutela dello stabilimento della Gkn che la proprietà ha deciso di chiudere avviando il licenziamento di tutti i 422 dipendenti, e quello di Firenze Dario Nardella. « Quello che è successo alla Gkn riguarda tutti noi. È già accaduto e accadrà ancora se non cambieranno le regole. Le persone e i territori non possono essere trattati così, come se fossero strumenti di un profitto senza scrupoli» è l’incipit dell’appello, che poi prosegue con le proposte concrete. «Da sindaci abituati ogni giorno a guardare le persone negli occhi, chiediamo al Presidente del Consiglio Mario Draghi di approvare rapidamente una norma efficace e severa contro le delocalizzazioni, in una strategia di sviluppo del Paese che premi e valorizzi le imprese che invece investono correttamente in Italia privilegiando l’occupazione e la produzione. Chiediamo altresì al Presidente Draghi di mettere in campo tutte le iniziative – a livello nazionale ed europeo – perché quello che abbiamo visto non possa più ripetersi ».
Il 9 luglio scorso gli operai della Gkn sono stati licenziati attraverso una mail. La risposta dei lavoratori è stata lo stato di agitazione con assemblea permanente davanti ai cancelli della fabbrica. Numerose sono state poi le manifestazioni degli operai e a loro sostegno. Ma per adesso la proprietà di Gkn non ha voluto saperne di tornare sui suoi passi: « Lavoriamo ogni giorno con migliaia di imprese – prosegue l’appello dei sindaci – cerchiamo insieme di offrire benessere e lavoro e sappiamo quanto il loro modo di agire sia diverso rispetto a quanto visto a Campi Bisenzio. Ma quello che è successo poteva succedere. Può succedere che la finanza pieghi le scelte verso la speculazione invece che verso la produzione. Che le chiusure giungano improvvise e inaspettate. Che si blocchi una fabbrica che rende e lavora. Che si rifiuti il confronto con le istituzioni per salvare lo stabilimento e chi ci lavora. Può succedere, insomma, che ci sia chi fa finta che l’articolo 41 della nostra Costituzione non esista. Dobbiamo impegnarci a rimettere le persone e i territori al centro dello sviluppo. E dobbiamo lavorare perché la transizione ecologica non diventi una scusa ma sia l’occasione per difendere insieme l’ambiente e il lavoro, sostenendo le imprese che si impegnano a farlo ».
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