Caro Barzanti e solo per memoria…

Caro Roberto e soltanto per memoria, le liste civiche all’epoca furono le uniche a prendere una posizione netta contro l’operazione Antonveneta ed erano all’opposizione dell’amministrazione Cenni. Personalmente posi in Consiglio comunale quattordici domande al presidente della Fondazione Mancini nelle quali già si prefigurava quello che sarebbe successo poco dopo. Ci furono solo delle risposte parziali e nessuna sulle questioni più spinose come i Fresh, ad esempio.

Sentenze e colpe politiche

Il caso Mps

 

di Roberto Barzanti

La sentenza della seconda Corte d’appello di Milano che ha cancellato le dure condanne comminate in primo grado all’ex presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari, all’ex direttore generale Antonio Vigni e ai collaboratori ritenuti colpevoli di aver combinato ingegnose operazioni con i derivati Fresh Santorini e Alexandria per occultare le perdite subite, ha destato scalpore. Rimangono in piedi due filoni processuali che investono la banca ma questo era quello fondamentale. Quando si conosceranno i contenuti della sentenza si capiranno le motivazioni, intanto è lecito evidenziare qualche insegnamento. La storia non si scrive, soprattutto quando è stiracchiata da ogni parte per usi di propaganda politica, affidandola alle sentenze dei tribunali. Tra eventuali responsabilità penali di singoli o gruppi e responsabilità generate da pressioni o finalità politiche occorre mantenere la distinzione necessaria e osservare la loro reciproca autonomia. Pretendere di spiegare errori o fallaci decisioni sovrapponendo i due piani porta fuori strada. Che non sussistano atti di rilievo penale non significa che non esistano dannose manovre, da giudicare col metro, certo opinabile, delle analisi politiche e delle convinzioni etiche. La sentenza milanese non cancella risvolti e strategie azzardate, che hanno avuto costi enormi per un salvataggio che fino ad oggi si calcola ammontare in un ventina di miliardi per il contribuente.

Ma anziché ipotizzare romanzi misteriosi e intestardirsi a cercare tangenti o illeciti da addebitare a questo o quel partito, a questa o quella persona, il discorso pubblico avrebbe dovuto — e deve ora più che mai — svolgersi con un serio e onesto esame di fatti e posizioni ben evidenti a chi ha voluto vedere. Purtroppo questa generale attitudine autocritica è mancata. Il Pd, ad esempio, non ha parlato chiaro ammettendo fino in fondo la parte che ha avuto in una vicenda che continua a bruciare. Essendo stata la forza di governo più autorevole non può negare difetti e superficialità nel favorire la selezione di un ceto dirigente non in grado di affrontare le prospettive di una condizione radicalmente nuova in conseguenza della trasformazione in Spa dell’antico istituto. La Fondazione Mps ha accettato supinamente di eseguire ciò che veniva stabilito altrove. Inutile riassumere le dolenti tappe di una cronaca non oscura come si vorrebbe far credere. I soggetti coinvolti nell’esplosione del caso Monte sono una catena interminabile, non solo a sinistra. Rare e marginali furono le voci perplesse o contrarie ad un’operazione caldeggiata anche dalle opposizioni, Forza Italia in testa, e sostenuta dagli stessi sindacati. Ora il segretario della Fabi Sileoni dichiara che «ci aspettavamo una sentenza che ci potesse dire perché è stato creato questo buco», al solito incaricando un tribunale di individuare nodi e azzardi di un’implosione così vasta. E il sindaco De Mossi insiste nel richiamare i metodi di un «sistema Siena» evocato a effetto. Il pronunciamento dei giudici milanesi, che interviene in una fase problematica della possibile ripresa della banca — il nuovo piano industriale da sottoporre a Bruxelles sarà reso noto il 23 maggio —, dovrebbe stimolare tutti a non confondere aspetti penali e ruoli individuali, piattaforme sociali e indirizzi politici. Esagitati toni populistici e giustizialistici non servono. La strada da intraprendere esige confronti sul presente perché la banca esca dalle secche nelle quali è impantanata e trovi alleanze e apporti che le restituiscano, a scala territoriale e nazionale, una collocazione solida e stabilizzata, oltre infeconde e parziali polemiche.

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